A quest’ora saranno tutti quanti già a casa. Tutti, tranne quel fesso che sono. Perché io sono ancora qui, poco distante da casa, eppure lontanissimo. Accidenti a quando mi è venuto in mente di ripartire da solo. Accidenti a me e al gioco del grande esploratore. Esploratore… È bastato perdere i segni del cammino tracciato ed eccomi qua, incapace di andare sia a destra che a manca; di tornare su al rifugio, di capire da che parte sia il monte e da che parte sta la valle.
Io, gli elementi li ho sempre sottovalutati. Talvolta li ho perfino bellamente presi per il culo. Ho creduto e ho voluto far credere di essere capace anch’io di dare del tu a un bosco tra le cime. Insomma, un gran bel bluff da principiante illuso. La verità è che invece io nei boschi sono proprio nudo. Nudo e inconsapevole, anche se al corso mi hanno insegnato come si fa a infilare la corda in un moschetto. Nudo, inconsapevole e fuori luogo come quei due peli che mi sono fatto crescere in faccia per somigliare di più a chi la montagna la ama e la conosce per davvero.Perciò adesso che cos’ho da lamentarmi se sta arrivando il conto? Arriverà e pagherò. È giusto così, e così sia.L’ultimo segnale che avrei dovuto seguire per arrivare a valle l’ho perduto parecchio tempo fa: una lettera “X” cerchiata di rosso. È così che viene segnata la prossimità di un bivio. Anche di quello che non ho mai incontrato. Quante ore fa sarà successo? Non lo so davvero. So però che, da allora, c’è meno luce e anche la temperatura si è abbassata. Saranno ormai le cinque. O forse è anche più tardi e io non sono per niente pronto a una notte in solitaria tra gli alberi. Neppure all’idea. Anzi, rimuovo. Come sempre se ho paura.Il terrore io ce l’ho su nella testa. Poi da lì, lo prendo e lo butto giù. C’è chi ha il terzo occhio? Ecco, io ho la seconda bocca. Una boccuccia nella scatola cranica che si ingoia le ragioni che non voglio ragionare. La boccuccia le ingoia ma poi non c’è niente che le mastica: le sbatte direttamente in un tubo collegato alla pancia. Quando è così che succede io sono contento perché posso vomitare e quando vomito poi sto meglio. Però accade di rado. Più spesso finiscono più in basso, tra il retto e le palle, ed è come un pianto senza lacrime. Capisco che la notte la passerò qui e sento sotto una morsa che stringe. Mi sento rigido e bloccato. Penso che forse è perfino un bene, perché presto arriverà il freddo, quello bastardo, e con lui la tentazione di provare a scendere a valle. Nonostante il buio. E allora sì che ogni passo sarebbe sempre più rischioso. Resto qui. Poi si vedrà.
il bosco è molto bello. potevi continuare almeno per
un’altra pagina, mi hai lasciata lì tra le curve del tuo
intestino…ma ti capisco, quando scendi spaventa. anche io faccio sempre così.