Sono soddisfatto di quel che ho fatto…
È difficile capire qual è la cosa giusta da fare, sapete?
Non è mica da tutti.
Ci vuole forza… Ci vuole tanto coraggio
Non era stato semplice ritornare alla vita dopo quei centoventi mesi trascorsi da pazzo tra i pazzi. Ma adesso Ivo Artoni era a posto. Era come tornato a nascere, un po’ con le sue forze, un po’ con l’aiuto della solidarietà di qualcuno che nemmeno conosceva. Via, alè, libertà. Di nuovo uno come tanti. Felice di non portare nemmeno un grammo di peso sulle spalle. Quella roba brutta che è il biasimo dell’universo gli era stato gentilmente cancellato da tutti coloro che avevano conosciuto – e avrebbero volentieri ucciso – quel funzionario a cui veniva tanto naturale prendersela con i deboli. Debole lui, a sua volta. E deferente fino alla nausea con i forti. Con l’Artoni sbagliò valutazione: se la prese con lui che era un uomo gentile. Ostinatamente, come un’ossessione. Fino a quel giorno, in cui un tagliacarte con il manico di osso e la punta affilata di fresco gli fece capire che, forse, le sue vessazioni avrebbe fatto meglio a indirizzarle altrove.
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